Caro Direttore,
mi consentirà se la ‘uso’ per rispondere a qualche alto gerarca che prova, con un linguaggio cifrato e in politichese, a creare divisioni rappresentando il mio intervento in direzione regionale contro tutto e tutti. Contro Adduce, contro De Filippo e il Governo Regionale e, dulcis in fundo, contro Roberto Speranza; fra un po’, probabilmente, contro Folino e poi chissà contro chi altri ancora… E’ un film che ho già visto e che non voglio commentare: quando non si vuol stare al merito, oppure quando si vuole evitare il confronto, la si butta in bagarre. A chi giova? Se c’è qualcuno insofferente venga avanti, lo dico con molta disponibilità all’ascolto, sono pronto a discutere.
Una delle cose che si fa fatica ad aggiornare nel vocabolario corrente, in uno status quo che da lunghi anni sembrava immobile in Basilicata, è che nonostante che la classe dirigente fosse già abbastanza giovane, si è determinato un avanzamento generazionale importante e politicamente ‘rivoluzionario’. Due trentenni in posti chiave delle istituzioni e della politica accompagnati da gruppi dirigenti che sul territorio cercano giustamente spazio per il sacrificio che in questi anni hanno prestato alla ditta. E’ tutto questo non è avvenuto certo per cooptazione ma attraverso la battaglia politica di questi anni, conflitti a volte durissimi che, come avvenuto anche nell’ultimo congresso, hanno fatto correre il rischio di rompere addirittura consolidati rapporti di amicizia. Se a questo si aggiunge che, senza giacobinismi e radicalismi, ognuno prova a fare il proprio dovere per unire e non per dividere, è chiaro che qualche maldipancia si crea.
Proviamo telegraficamente, sempre per qualche alto gerarca, a mettere in fila le questioni, anche se ci sarebbe bisogno di arricchire il racconto della storia politica ed istituzionale della Basilicata di questi ultimi anni.
Primo. Lacorazza dovrebbe mantenere il suo profilo istituzionale. Mi sembra giusto ed è esattamente da un anno che sono ripiegato sui problemi del territorio e giro da una parte all’altra della provincia per mantenere un contatto con i cittadini. Se poi qualcuno mi chiede (potrebbe apparire anche una minaccia!) di tacere o di rinunciare alle mie idee (peraltro fino ad oggi espresse con moderazione nei luoghi di partito, non proprio un’abitudine che appartiene a tutti!), lo espliciti e io ci rifletterò. Ma sarà difficile rinunciare ai contenuti. E anche volendo metterci meno passione, credo snaturerebbe il mio modo di essere.
Secondo. Sulla vicenda difficile di Matera ho evidenziato che il Sindaco di Salvatore Adduce, eletto dai cittadini, non può essere esposto a questo caos. La competizione congressuale e la sua candidatura a Sindaco mi hanno visto contrario nel primo caso e non entusiasta nel secondo, come lei giustamente ha riportato. Ma vengo da una scuola politica che mi ha insegnato che, ad un certo punto, viene prima la ‘ditta’, cioè l’interesse pubblico, e poi tutto il resto. La mia provocazione, quasi traumatica, era ed è a sostegno alla città di Matera, che necessita di un piena funzionalità istituzionale e necessita del sostegno ad un Sindaco eletto dai cittadini.
Terzo. Avrei contestato la politica di rigore della regione Basilicata. Ma come fa a sfuggire a qualche alto gerarca che in questi mesi, tanto in sede nazionale quando in sede regionale, ho sostenuto posizioni dure contro i tagli del governo nazionale, e sostenuto il rigore, a cominciare dalla sanità (come nell’ultimo Consiglio provinciale), messo in campo dal Presidente De Filippo e dal governo regionale? A questo aggiungo, e ho proposto in direzione regionale, di mettere su una regia istituzionale coordinata dalla Regione e che coinvolga Province e Comuni (proprio come si sta facendo sul patto di stabilità) per lavorare ad un bilancio consolidato del sistema Basilicata, utile a definire su cosa puntare nei prossimi anni e quale governance per conseguire questi obbiettivi con minori costi e maggiore efficacia ed efficienze. No ai tagli, si al rigore ed alla progettualità. Buon senso!
Quarto. Sulla fase congressuale e sull’elezione dei segretari provinciali ho chiesto di avviare un confronto sulla base di una discussione politica, sul come si intende riorganizzare il partito e su quale centralità avrà il territorio nella nuova governance territoriale (anche istruendo una discussione su legge elettorale e statuto) e in che modo aiutare a crescere e a far diventare “grande” un gruppo dirigente, non solo giovane, che sul territorio esercita funzioni importanti nel rapporto con i cittadini. Possiamo discuterne?
Quinto. L’ultimo punto il mio rapporto con Roberto Speranza. Questa è la parte più simpatica che qualche alto gerarca prova a far circolare. Se si riferisce alla politica, vorrei solo ricordare che non deve destare preoccupazione in alcuno, soprattutto a quelli che scoprono oggi che è bravo, brillante e sta facendo bene, il fatto che io e Roberto siamo amici. Solo per la cronaca abbiamo fatto un congresso e credo che il mio piccolo e modesto contributo, senza sentirmi accomodato su una poltrona, penso di averlo dato. Infine c’è il tentativo più subdolo. Quello di metterci in competizione sulle prossime scadenze elettorali. E’ questo è il bello. Abbiamo finito da poco di votare e già si pensa a cosa accadrà fra quattro o cinque anni? Peraltro di mezzo ci sono le elezioni politiche! Utilizziamo questo tempo per ridare forza alla politica ed alle istituzioni! C’è e ci sarà per la Basilicata un contesto difficile per le famiglie, per i giovani e per le imprese. Pensiamo a questo se veramente vogliamo bene al nostro popolo!