“Per uscire dalla crisi che, in modo devastante, ha colpito soprattutto
le Regioni del Mezzogiorno, come si evince dalla lettura del Rapporto
Svimez 2010, la Basilicata è pronta a fare la propria parte nell’ambito
del nuovo “progetto Paese” proposto oggi a Roma dall’Associazione per lo
Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno.
Nell’ambito di questo
progetto, con il Sud chiamato a ricoprire il ruolo di “frontiera”
rispetto alle economie del Mediterraneo, è però necessario che vengano
completate alcune grandi infrastrutture, a partire dall’autostrada
Salerno-Reggio Calabria e dalla statale “Jonica”, soprattutto nei tratti
che, più da vicino, riguardano la Basilicata. Per non parlare delle
Ferrovie dello Stato: la nostra – come vado sostenendo da tempo - è la
regione meno “trenitalizzata”d’Italia. E questo non è giusto.
Il
Rapporto Svimez ha posto in evidenza, con la asettica drammaticità
dei numeri, ciò che le Regioni meridionali sostengono da tempo. E cioè
che da almeno cinque anni a questa parte si è verificato un progressivo
ridimensionamento della politica industriale per il Sud. Dopo la
scomparsa di importanti strumenti, tra i quali, in primo luogo, la legge
488/92, sono rimasti inattuati tutti gli interventi di incentivazione,
anche quelli per i quali era prevista nel 2009 l’attivazione, come le
Zone franche urbane, i nuovi contratti di programma e i contratti di
sviluppo, ancora in attesa di una regolamentazione.
La crisi
degli ultimi due anni ha riproposto la necessità di una politica
industriale specifica per il Mezzogiorno, da attuare attraverso una vera
fiscalità di vantaggio, intesa – per dirla con la Svimez – come
fiscalità differenziata a favore delle regioni meridionali nel loro
complesso e non di semplice accentuazione a favore del Sud di misure
buone per l’intero sistema produttivo nazionale.
Da questo punto di
vista, sono fortemente perplesso rispetto agli interventi
previsti
nell’ultima manovra governativa, perché se è vero che le Regioni del
Mezzogiorno potrebbero teoricamente modificare le aliquote (fino ad
azzerarle) dell’Irap; è altrettanto innegabile che dopo i tagli
previsti dalla manovra stessa le Regioni del Sud non avranno le risorse
per avviare una reale concorrenza fiscale per rendere competitivi i
propri territori a frnte di nuove iniziative imprenditoriali.
Una
vera fiscalità di vantaggio non può che essere alimentata da risorse
nazionali, se si vogliono veramente correggere i ritardi del Sud.
E’
vero ciò che dice la Svimez: sono i giovani le vere “vittime
silenziose” di quella che è stata definita una delle crisi più gravi
nella storia dell’Italia repubblicana. Ma per saldare il debito storico
accumulato negli anni con le nuove generazioni bisogna dire le cose come
stanno. E cioè che il Mezzogiorno è stato stralciato dall’agenda del
governo nazionale. Basti ricordare che negli ultimi anni la spesa in
conto capitale che doveva essere aggiuntiva è valsa a mala pena a
compensare il deficit della spesa ordinaria.
Ancor più
emblematica è stata la vicenda dei Fas, i fondi per le aree
sottosviluppate, utilizzati nel corso del 2008 e del 2009 e nei primi
mesi del 2010 per interventi del tutto estranei alle politiche di
coesione nazionale. Anzi – come la stessa Svimez ha accertato – la quota
di risorse nazionali del Fas complessivamente dirottata verso altri
indirizzi è stata di circa 26 miliardi di euro. Troppi, per non parlare
di un vero e proprio “scippo” ai danni del Sud.
Di fronte a
questo evidente strabismo territoriale da parte del governo nazionale,
credo che sia ormai ineludibile una rinnovata programmazione degli
interventi strategici per il Mezzogiorno da attuare in un rapporto
costante di collaborazione tra la Conferenza delle Regioni Meridionali,
da un lato, e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’altro. Si
tratta di creare, come suggerisce la Svimez, una sorta di “Consiglio per
la coesione nazionale”. Che è poi l’unico modo per riempire di
contenuti i programmi che in questi giorni si vanno stilando per
celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia”.